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Agrimonia Eupatoria Pianta di GIOVE

Agrimonia eupatoria è una pianta che ci offre l’opportunità di indagare e comprendere quanto si è andato costruendo nella conoscenza storica di una specie erbacea, muovendo da criteri di conoscenza antica e moderna.

L’ analisi del nome della pianta, e come questo sia arrivato a noi può indicarci tanto e quindi costituire una significativa traccia di indagine o ipotesi di lavoro.

Nel caso di Agrimonia eupatoria dobbiamo verificare i due termini separatamente.

Cercando nei testi antichi troviamo che eupatorium, erba attribuita a Giove potrebbe essere l’agrimonia eupatoria anche se, dagli stessi autori, non le venisse riconosciuta alcuna azione a livello oculare come invece, riportato nella sua storia, sia una sua azione principale.

Il termine agrimonia, infatti deriva dal greco argemon (albugine o macchia dell’occhio) e ci tramanda una pianta indicata per trattare le infiammazioni delle palpebre e delle ulcere dell’occhio.

Già Trotula de Ruggero, della Scuola Salernitana, nel suo Trattato sulle malattie delle donne, parlando delle fistole scrive “…se la fistola si trova in una zona tale che la sua cavità può raggiungere gli occhi…è incurabile…taluni, tuttavia, affermano che una fistola del genere può essere unta solo con l’Agrimonia…”.

Nel suo cammino questa pianta è riferita a San Guglielmo, santo che, nelle storie popolari lombarde, è legato al miracolo del ritorno della vista ai ciechi.

Altra interpretazione del nome ci riporta agros che significa campo e monios, solitario, monaco, a indicare la sua tendenza a vivere separata, isolata dalle altre erbe.

Questo possibile etimo consente di affrontare subito la sua doppia caratterizzazione come anche proposta dal Dott. Edward Bach che ne mostrò, da un lato l’apparente socievolezza, il protendersi dell’infiorescenza dorata ma reclinata (vedi immagine 1), e dall’altra una sensibilità che la spinge all’isolamento.

Agrimonia cresce infatti spontaneamente nei campi mostrando da una parte un aspetto lieto, ridente ma dall’altro espressione di grande solitudine.

Riesce a stare in gruppo solo in aiuole piene di altre Agrimonie.

Il suo desiderio di condivisione e sicurezza è forte ma fatica ad esprimerlo.

La sua infiorescenza di colore giallo, come abbiamo accennato, cerca di elevarsi ma poi si ripiega verso il basso come schiacciata da un ambiente da cui proteggersi, dolente e irrisolta.

A questo corrisponde la personalità Agrimony, è il profilo di colui che vorrebbe serenità e giovialità ma non la trova e per questo si chiude e si trincera dietro ad una maschera che copre la sua incertezza e il suo turbamento emotivo con una esuberanza ed un buon umore fittizi. Sempre sensibilmente rattristato, anche se non lo vuole mostrare, la persona Agrymony non si lamenta mai e non vuole mostrare il suo dolore e la tristezza che sente.

Agrimony floriterapico insegna ad andare oltre il dolore che si assorbe dall’ambiente e ad aprire il proprio percorso di ricerca interiore senza coperture né protezioni, che non ci corrispondono, per potersi mostrare al mondo per come siamo.

Lo stesso nome di erba di San Guglielmo, sottolinea la sua particolare relazione con l’ambiente dato che l’etimo di Guglielmo ci riporta a “willja” che significa volontà e “helm” che significa elmo. Quindi pianta di protezione, difesa e rinforzo.

Ancora rintracciamo nella sua storia popolare la denominazione di Lagrimonia che la lega alle lacrime e nuovamente a un dolore sommesso.

Altro nome popolare è erba mela laddove melos termine riferito alla melodia, al canto, ha fatto di questa pianta, assieme ad Erisimo, l’erba dei cantanti.

Infatti Agrimonia viene indicata nelle raucedini, nelle faringiti e nell’affaticamento delle corde vocali.

Ora se affrontiamo l’analisi della denominazione della pianta i riferimenti al termine agrimonia sono chiari, mentre abbiamo minore sicurezza sulla denominazione di Eupatoria.

Nei testi antichi non sembra che l’eupatorium, peraltro botanicamente diverso, fosse riconducibile ad agrimonia, anche se generalmente nei testi l’identificazione di Agrimonia con Eupatorium viene data per scontata.

Ma dato che Plinio attribuisce il termine eupatorium ad altra specie e Dioscoride la indica come pianta purgativa dobbiamo pensare ad agrimonia come pianta da cui recuperare virtù manifeste e sottili secondo criteri diversi.

Pur avendo appurato che Agrimonia eupatoria non sia l’eupatorium dei testi antichi, ha comunque conservato la specifica della sua varietà (da leggere come riferimento a Mitridate Eupatorio re del Ponto), rivelando la sua azione epatica.

Infatti possiamo riferire la azione delle parti aeree sull’organo fegato così come è entrata nell’uso erboristico da secoli più vicini a noi e far emergere altre virtù sulla base di ricerche cliniche e farmacologiche moderne.

Agrimonia eupatoria L. è impiegata nella medicina tradizionale per il trattamento di: stati infiammatori polmonari, colecistite, colestasi, diarrea, infiammazioni della mucosa orale, stati infiammatori renali, disturbi della pelle e stati diarroici.

Queste numerose indicazioni sono state analizzate ed in gran parte comprovate.

Oltre al generale effetto antiossidante, antinfiammatorio ed analgesico che la rendono preziosa in ambito preventivo dalle malattie degenerative, la sua azione si esplica con effetto antidiarroico, sulle infiammazioni di bocca e gola (faringiti), digestiva, antimicrobica, sulle infiammazioni renali e della cistifellea, e nelle infiammazioni cutanee (eczema, psoriasi e ferite infette).

Le sostanze biologicamente attive delle parti aeree di Agrimonia sono: polifenoli (tannini, acidi fenolici, flavonoidi e terpenoidi), polisaccaridi, triterpenoidi, acido salicilico, minerali, tracce di oli essenziali, acidi organici, acido ascorbico, complesso nicotinamide, acido palmitico e stearico, alcool cerilico e 0,2 % di acidi volatili, vitamine.

Durante tutto il secolo scorso sono state confermate da studiosi diversi le caratteristiche antibatteriche, antinfiammatorie con azione corticosurrenalica, antispasmodiche, sedative, analgesiche, antieczematose e infine antiallergiche.

Gli studi del dottor Santini, medico e farmacologo, a metà del ‘900, ne confermarono il suo utilizzo in caso di stomatiti, faringo-tonsilliti, nevralgie, artriti, gastralgie, colopatie, colecistopatie, emicranie e cefalee e ne definirono la capacità di modificare numerose problematiche attraverso una azione cortisone simile.

Circa nello stesso periodo il Dott. Luigi Ferrannini, nel 1942 pubblica, seguendo indicazioni precedenti, i suoi studi sull’azione ipoglicemizzante della pianta dando con essa un apporto importante alla definizione di piante in grado di regolarizzare i livelli glicemici senza incidere sulla secrezione insulinemica, ed in grado di produrre il suddetto effetto solo in presenza di alterazione iperglicemica ma non nel soggetto sano.

Cambiando linguaggio e passando dalla medicina popolare a quella scientifica possiamo, dalle più recenti ricerche farmacologiche e cliniche, trarre conferma relativamente agli effetti antimicrobici verso lo Staphylococcus aureus che rendono ragione del suo effetto sia nella riparazione di ferite infette sia nel trattamento di eczemi e psoriasi spesso legati anche alla proliferazione batterica. Infine una azione significativa verso l’helicobacter pylori.

Documentata attività anti virale con azione inibitoria su virus a RNA, influenzali A e B e virus dell’epatite B.

 Per quanto concerne la sua attività antinfiammatoria e immunomodulante Agrimonia eupatoria L. è in grado di ridurre i livelli di NO prodotti dai macrofagi, senza influire negativamente sulla vitalità cellulare e l’assunzione di infuso di Agrimonia per almeno un mese determina una riduzione della citochina pro infiammatoria Il6.

L’alta percentuale di bioflavonoidi e fenoli totali presenti ne definisce un elevato potere antiossidante.

La sua azione di riequilibrio dei parametri proteolipidici e glicemici oltre alla sua azione epatoprotettiva e riparatrice del parenchima epatico, ne fanno una pianta indicata anche nella sindrome metabolica con intervento sui mediatori dell’infiammazione a livello del tessuto adiposo.

Interessante anche la presenza di un olio etereo altamente volatile i cui effetti hanno reso Agrimonia la pianta elettiva dei cantanti e per tutti coloro che soffrono di faringiti, mal di gola, infiammazioni e ulcerazioni della cavità buccale.

Ricapitolando possiamo affermare che troviamo confermate le pratiche erboristiche antiche per ciò che riguarda le sue azioni antinfiammatorie sulle mucose del cavo orale, faringe, laringe e del tubo digerente, la sua azione epatica, respiratoria e dermatologica.

L’elevato contenuto in silice ne definisce proprietà di risanamento nelle problematiche cutanee e polmonari.

Tornando al significato simbolico di Agrimonia possiamo inoltre osservare che, come tutte le rosacee è contraddistinta dal numero 5; 5 sono i sepali, i petali, le foglioline che compongono la foglia, i carpelli dell’ovario, e 5 è il numero dell’unione tra cielo e terra, numero dell’uomo e del suo essere tramite tra l’alto e il basso.

Nell’organismo umano agiscono infatti come piante di equilibrio fra la sfera mentale e metabolica e trovano nel fiore la loro piena espressione di apertura cosmica.

È quindi pianta che agisce sul piano fisico con funzione difensiva e stabilizzante cellulare, e sul piano mentale come sostegno e riequilibrio emozionale.

Hildegarda, oltre alle azioni oftalmiche la applica quando si sia perso il senno e la capacità di comprendere e consiglia di fare lavaggi alla testa con l’acqua del suo decotto.

Tutta la storia di Agrimonia e di come è stata letta ed utilizzata ci parla di ammirazione e riconoscenza verso la pianta, così come già evidenziato in Trotula de Ruggero della Scuola Salernitana, che aggiunge a questo la sua capacità di preservare la vista e con essa gli occhi e con loro il nostro risuonare con gli astri ed in particolare con i due luminari, il sole e la luna.

Tornando alla domanda iniziale, possiamo attribuire Agrimonia al governo di Giove come indicato in astrologia medica?

E quale significato assume la comprensione della pianta nella sua interezza?

Botanicamente non corrisponde all’eupatorium citato nei testi antichi, ma dalle sue proprietà e funzioni possiamo affermare che corrisponda alle virtù che il pianeta Giove “segna” sulla pianta stessa e delle quali la “informa”.

Giove è legato all’elemento Aria, all’assimilazione, all’ossigenazione, alla rigenerazione poiché è onnipervasivo, è l’etere stesso, secondo i greci.

Giove è potenza, sapienza, protezione e capacità di trasformazione (aspetto metamorfico). Giove è uno e solo.

È diffusione, espansione e coesione insieme, crescita, ordinamento, elasticità e generosità.

Governa il fegato, i muscoli, gli occhi e il polmone, cioè: è il centro del torace, muscolo diaframma o motrice, governo del respiro e confine e contatto fra fegato (interno all’addome) e polmone (collegamento, regolazione e scambio con l’esterno ossia l’aria).

È collegato alla gola, alla voce, alla parola.

Interviene nel corretto metabolismo degli zuccheri e sullo stato dei tessuti adiposi.

Agrimonia concorre per “simpatia” alla cura di questi organi e al loro riequilibrio.

È certamente pianta di Giove per la sua generosa potenza curativa, per l’azione epatica, di cura degli occhi, per il suo effetto ipoglicemizzante, per la sana funzionalità degli organi respiratori, stabilizzazione e protezione cellulare dagli stimoli infiammatori.

Giove è il pianeta che corrisponde al temperamento sanguigno, che trarrà da Agrimonia la giusta energia temperante e di controllo dei suoi eccessi.

Agrimonia agirà sia per le sostanze contenute che per il suo sapore acido-amaro, astringente, e per le sue qualità rinfrescanti, e perché “…fluidifica senza riscaldare in modo manifesto; è leggera e sottile; ammorbidisce; apre le ostruzioni del fegato tonificandolo con la sua parte astringente…”.

Pianta “semplice” dalle grandi ed equilibrate virtù che ci può accompagnare nella vita, silenziosa e generosa.

SPECIALE FITOTERAPIA                                                                       a cura di Arcangea

Gli autori

Sandra Garzanti,  erborista fitopreparatrice

 

Werther Crescentini, musicista erborista

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