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Equisetum Arvense. Pianta del passaggio dal regno minerale al regno vegetale

L’equiseto è una pianta erbacea antichissima, perenne, apparsa nell’era del Paleozoico, rimasta connessa ad un mondo lontano, e oggi interpretabile come simbolo di una fase arcaica nella quale il mondo vegetale iniziava a manifestarsi sulla terra emersa.

È caratterizzata da un fusto aereo, percorso da molteplici canalicoli cavi sede del movimento ascendente dell’acqua e discendente dell’aria.

È classificata fra le Pteridofite, specie di piante, a cui appartengono anche le felci, prive di fiori e semi.

La riproduzione è data da spore racchiuse nello sporangio, che compare all’inizio della primavera e che, cadendo sul terreno a poca distanza dal corpo fruttifero, danno vita alla pianta adulta, sterile che si presenta con un fusto verde, cavo all’interno, ramificato in verticilli simili alla coda di un cavallo.

L’equiseto infatti non sviluppa un vero apparato fogliare. Le sue “foglie” sono infatti questi piccoli verticilli lobati saldati a formare delle piccole guaine ai nodi del fusto.

Dell’equiseto si usano i fusti sterili. La pianta infatti separa la sua forma fertile (sporangio) dalla pianta adulta sterile. I coni sporiferi dall’aspetto “fungino” sono esagonali e sono disposti lungo una sorta di asse verticale allungato. Compaiono prima della pianta adulta e si incaricano di disseminare le spore per poi appassire mentre cominciano a nascere, dalle spore, i fusti verdi e sterili. I coni sporiferi sono costituiti da scudi esagonali e il numero 6, (numero caratterizzante la forma del cristallo della silice, simile peraltro a quello del diamante) si ripete nelle sue formazioni.

La separazione dei due momenti, una fase per così dire “algale” o “fungale” legata alla formazione di spore, ed una fase adulta “erbale” rendono ancora più chiaro il ruolo dell’equiseto come pianta di passaggio, di cambiamento, di riprogrammazione. Va inoltre sottolineato che gli equiseti hanno protalli maschili e femminili a prefigurare la evolutivamente successiva comparsa del seme.

Dal mondo dei funghi al mondo delle piante e dal mondo delle piante senza fiore al mondo delle piante più sviluppate.

Pianta di costruzione della vita vegetale sul pianeta terra, cresce sia su terreni silicei che calcarei, nei luoghi umidi, lungo i fossi.

Ha una radice rizomatosa molto ramificata per assorbire acqua dal terreno argilloso e sabbioso ed emetterla nell’aria.  Questa pianta, che invase durante il Carbonifero la terra, formando delle vere e proprie foreste, è rimasta immutata nella forma, riducendo solo le sue dimensioni. È considerato un fossile vivente e l’assenza di foglie e fiori, la forte mineralizzazione e l’età la mettono, secondo i saperi tradizionali, in relazione al governo Planetario di Saturno. Saturno simboleggia la coagulazione, la condensazione e si relaziona nel corpo umano alle ossa. La struttura modulare dell’equiseto, ha portato infatti a pensare ad una sorta di colonna vertebrale, di scheletro, da ciò l’indicazione della pianta nelle problematiche osteo-articolari (Fig.1).

È come se fosse composto da soli steli sovrapposti ed equidistanti che si ripetono modularmente dalla base sino all’estremità. È possibile però anche individuare un aspetto solare nella sua disposizione a raggiera, forma che verrà poi assunta dalla famiglia più diffusa sulla terra, quella delle composite. Infatti i suoi verticilli sono disposti a stella su piani sovrapposti. E questo volendo può richiamare la disposizione circolare di un fiore.

È considerata una pianta fossile legata al mondo minerale di cui si compenetra. I suoi componenti principali sono infatti elementi minerali di cui la silice è il maggiore ed il più significativo, presenti inoltre calcio, potassio, zolfo, fosforo, sodio, zinco, magnesio e manganese. L’acido silicico e i silicati sono quelli in percentuali maggiori. Acido malico, ossalico, citrico, acotinico, flavonoidi, acidi fenolici, fitosteroli saponine triterpeniche e tracce di alcaloidi ne completano il profilo delle sostanze presenti. Il Silicio rappresenta il componente che fa di Equiseto una pianta di “strutturazione”, quel Silicio di cui Pasteur (1878) prevedeva un ruolo fondamentale in terapeutica ma che non venne mai abbastanza considerato. Elemento fondamentale della crosta terrestre (27,7%), dove si trova in forma minerale sempre combinato. Secondo elemento dopo l’ossigeno in natura viene utilizzato da: diatomee, radiolari, spugne silicee, equiseti e bambù nei quali costituisce l’impalcatura scheletrica. È presente nelle graminacee, leguminose e fibre. È un componente fondamentale del corpo umano, praticamente ubiquitario. Nelle ossa ricopre un ruolo fondamentale nel processo di ossificazione, nel cervello interviene nei processi metabolici di sintesi della dopamina e sui depositi di alluminio, con funzione preventiva nell’Alzheimer. Inoltre è presente nei tessuti connettivi, timo, nelle ghiandole surrenali, pancreas, milza, polmoni, ossa, smalto dei denti, pelle e annessi cutanei, vasi, muscoli, tendini e tessuto mammario.

Le sue azioni comprovate sui diversi organi e apparati lo vedono intervenire su:

– Apparato osteo articolare e muscolo scheletrico (ristrutturante connettivale, remineralizzante osseo, antinfiammatorio, trattamento delle forme di artrosi, mantenimento dei dischi vertebrali), sinergico a vit D. Il silicio aumenta e si localizza in quantità elevata sui siti di ossificazione. Il tessuto cartilagineo presenta fino al 10% in silicio

  • Apparato cardiovascolare (elasticità delle pareti vascolari)
  • -Tessuti cutanei (cicatrizzazione, tonicità ed elasticità tessuti di sostegno cutanei, azione antiradicalica, protezione da radioterapia e da chemioterapia e regolazione della microcircolazione superficiale).
  • Apparato capillifero (citostimolante, rivitalizzante della crescita, antiseborroico)
  • Tessuto paradontale (instabilità dei denti, sanguinamenti, prevenzione pre e post operatoria)
  • Stato generale (anti-âge cellulare, riequilibrio ionico, recupero energetico Occorre considerare che con l’età il silicio presente nei tessuti decresce notevolmente riducendo la capacità funzionale di arterie, l’idratazione della cute e l’integrità dei connettivi.

Nell’equiseto vi sono due tipi diversi di silice: quella organico-colloidale o solubile e assimilabile, e quella minerale e insolubile, che non viene assorbita.  La silice dissolta impedisce l’assorbimento di alluminio a livello gastrointestinale formando allumino silicati insolubili. Questo contrasta l’azione neurotossica dell’alluminio, aiuta un risparmio del magnesio mitocondriale e migliora il metabolismo osseo. Il silicio è determinante nella sintesi del collagene, componente della matrice extracellulare. La sintesi del collagene è infatti condizionata dall’attività dell’enzima prolil-idrossilasi, un enzima silicio dipendente.

La silice presente nell’equiseto, così come nel bambù, facilmente assimilabile e biodisponibile agisce sul processo di calcificazione ossea attraverso un processo di “trasmutazione debole” che ne permette la sua trasmutazione appunto in calcio secondo la reazione Si+C=Ca. Questo processo che consente la trasformazione di un elemento ad un altro, e che va sotto il nome di “effetto Kervran”, dal nome del ricercatore che ha dimostrato la possibilità che, a differenza  di quanto avviene in fisica con la fissione nucleare  a forte energia, nella quale, bombardando alla cieca con miliardi di protoni i nuclei atomici, si formano casualmente nuovi elementi, in biologia, lo stesso fenomeno avrebbe luogo  a deboli energie attraverso l’azione di enzimi che, modificano la struttura molecolare della cellula, e permettono che un elemento possa trasmutare in un altro secondo meccanismi definiti. Ovviamente ancora oggi tale teoria, quasi una eresia per le leggi della fisica classica, viene rigettata dalla maggior parte dei ricercatori nonostante sia stata comprovata dal 1973 dal CERN di Ginevra che attraverso vari esperimenti ne confermò scientificamente la validità. E questo ha a che fare con la fisica del vivente. Seguendo l’inquadramento della Antica Medicina Mediterranea Equiseto è considerata pianta dalla natura fredda e secca, con azione specifica sull’apparato urinario, sul sangue e sulla remineralizzazione dell’organismo. La sua azione diuretica non va nella direzione di incremento del volume urinario ma nell’equilibrio dell’azione renale nella sua doppia funzione di filtro e riassorbimento di acqua e soluti. Parliamo quindi di una modulazione della funzione che migliora l’aspetto qualitativo e non quantitativo. La sua capacità di eliminazione di residui tossici e di “pulizia” dei tessuti ne fa una pianta di forte depurazione che possiamo definire fisiologica agendo sulla dinamica metabolica di rimozione connettivale ed eliminazione renale dei tossici. La sua zione si evidenzia per questo anche sulle problematiche cutanee, stati di intossicazione e raccolte edematose.

La sua azione a livello del sangue si esplica sia in senso emostatico che emopoietico fatto che la rende utile sia nelle perdite di sangue che nelle anemie secondarie. La sua azione ha evidenziato una accertata stimolazione del midollo osseo. La azione remineralizzante infine, ha evidenziato la capacità del “suo silicio organico di ricalcificare” (Kervran) con accorciamento dei tempi di ridensificazione ossea e ne ha visto, in altri tempi, il suo impiego anche nel trattamento della tubercolosi polmonare con consolidamento del tessuto stesso. Capacità di strutturazione non significa indurimento e rigidità e questo è il grande valore di una pianta come l’equiseto o come il bambù, ma forza solida e flessibile, insieme resistenza e malleabilità. Poche parole ancora sul ruolo del silicio, così grandemente presente, nella storia della costruzione e dell’evoluzione della vita. Il silicio forma legami con l’ossigeno a formare silicati minerali, da cui il suo ruolo di costruzione dell’impalcatura nel mondo vegetale e animale. Resta aperta la domanda se il silicio sia in grado di formare composti col carbonio e quindi assumere un ruolo importante nel mondo dell’organico. A partire dagli anni novanta l’importante scoperta di un enzima in grado di legare silicio e carbonio trovato in un batterio nelle sorgenti termali islandesi ha riaperto il caso dimostrando che gli organismi viventi (batteri) sono indotti a legare silicio e carbonio, in opportune condizioni di presenza di silicio. L’idea molto radicata che il processo evolutivo avesse evitato questo elemento sta perdendo forza mentre il fatto che il silicio minerale si sia, come dire, “vegetabilizzato” nel mondo delle piante e prima fra tutte nell’equiseto, dimostrando sempre più il suo ruolo di passaggio, trasformazione e nuova spinta evolutiva. È questo il senso di questa meravigliosa pianta. Equiseto, (equi=cavallo e setum=crine) o coda cavallina, richiama anche nel suo nome l’immagine del cavallo simbolo di forza ed espressione delle forze terrestri ma proiettato verso l’alto, l’immagine di un ponte fra la terra e il cielo. E del cavallo “il ponte più sottile, i crini che vanno ad essere il contatto mobile fra corporeità ed aere. È il Sagittario, Fuoco di elevazione spirituale. E di questo oggi l’uomo ha sempre più necessità.

Ma proprietà del silicio (un elemento che ha sia dei metalli che dei non metalli) sembra essere presente solo nei composti bioinorganici, come quelli nei gusci di silice delle diatomee delle alghe unicellulari.

Non si fa mai strada nelle catene a base di carbonio della vita organica.

SPECIALE FITOTERAPIA                                                                       a cura di Arcangea

Bibliografia

Mattioli, I discorsi della materia medica,

Leclerc, Precis de phytotherapy, Masson

Kervran, Prove in geologia e fisica delle trasmutazioni a debole energia, Giannone

Sangiorgi Minelli Crescini Garzanti, Fitoterapia” CEA

 
Gli autori

Sandra Garzanti,  erborista fitopreparatrice

Werther Crescentini, musicista erborista

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